le figlie della carità della provincia di napoli

cerca nel sito

la storia

In una luminosa giornata d'autunno
otto suore arrivano in città

 

 

Nel settembre del 1843, in una luminosa giornata autunnale, dopo un lungo viaggio per mare fin dalla lontana Marsiglia, arrivano a Napoli, accolte festosamente dal popolo, otto suore che con la loro instancabile opera di generosità aprono la strada alla presenza, prima a Napoli e poi nel resto del Meridione d'Italia, delle Figlie della Carità di San Vincenzo de' Paoli.
Fu Ferdinando II di Borbone, re delle Due Sicilie, a chiamare a Napoli, da Parigi, le Figlie della Carità, ma il vero artefice del loro arrivo fu un sacerdote napoletano, padre Pasquale Fiorillo, Missionario Vincenziano, che si adoperò in ogni modo per rendere possibile la venuta nella sua città di quelle Suore di cui, durante la sua permanenza a Parigi, aveva avuto modo di apprezzare l'immenso bene fatto ai poveri.

Molte erano le piaghe che attendevano di essere curate, le dominazioni straniere avevano arrecato grosse rovine alla città, senza preoccuparsi di migliorare le condizioni di vita della popolazione, in maggioranza analfabeta.

Fin dai primi giorni le otto Suore arrivate a Napoli, nonostante ignorassero la lingua italiana, si occuparono dell'istruzione delle fanciulle nella piccola Casa di S. Maria diCostantinopoli, arrivando, dopo appena due anni, a contare già duecento allieve alle quali venivano impartite anche lezioni di ricamo, taglio e cucito.
Istituire un orfanatrofio, aprire una farmacia e scuole gratuite per le figlie del popolo: nel 1845 una convenzione tra il Municipio di Napoli e le Suore segna l'inizio, nei locali del Conservatorio Santa Maria del Consiglio e, poi, dopo qualche trasferimento, nell'Istituto Mater Dei.

Il primo simbolo della presenza nel mondo dei malati fu, nel 1847, l'ospedale di Avellino, nel quale rimasero per oltre un secolo, seguito, a breve distanza, dall' ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia.
Prima che negli ospedali, però, le Suore provvidero a curare gli ammalati poveri direttamente a domicilio e, poi, ad assisterli negli ambulatori delle proprie case.
Nel 1880, era stato affidato loro l'ospedale Lina Ravaschieri, dal nome della figlioletta di una nobildonna napoletana.

Nel 1854, ad esempio, Napoli fu colpita da una terribile epidemia di colera. Il grido lanciato dal cardinale Riario Sforza venne raccolto dalle Suore, che si dedicarono, senza risparmiarsi, a soccorrere i malati, a confortare le famiglie e a provvedere poi anche ai tanti bambini rimasti orfani.Qualche anno dopo, nel 1860, è la calamità della guerra a far accorrere le Suore al capezzale dei feriti: mentre i Borboni e i Savoia pensavano a combattere, le Figlie della Carità si dibattevano, tra mille pericoli, tra Napoli e Teano, Capua, Caserta e Gaeta dando inizio alle ambulanze", "apprestamenti" sanitari di emergenza dove provvedevano a curare chi ancora poteva esseresalvato a confortare quelli per cui non c'era più nulla da fare.